Negli ultimi anni il sale rosa ha letteralmente invaso il mercato e sempre più persone lo acquistano con la convinzione che il suo consumo regolare abbia una serie di benefici per il nostro organismo.

La lista degli effetti benefici che questo “alimento” dovrebbe apportare è lunghissima e periodicamente nuove incredibili proprietà vengono attribuite al cosiddetto sale dell’Himalaya.

In questo articolo proviamo a fare chiarezza, come al solito facendo riferimento alla bibliografia, spiegando il motivo per cui non c’è alcuna differenza con il classico sale da cucina.

Da dove proviene?

A sentire il nome si potrebbe pensare che arrivi direttamente dall’altissima catena montuosa dell’Himalaya, ma in realtà deriva da alcune catene montuose situate in Pakistan nella provincia del Punjab.

All’interno di queste montagne sono presenti enormi depositi di sale che viene estratto e commercializzato ormani in tutto il mondo.

Il sale rosa ha davvero delle proprietà?

Perché è rosso?

Il rosso del sale dell’Himalaya deriva dalla presenza dell’ossido di ferro, che è comunemente chiamato ruggine. Proprio per via della presenza di ferro questo sale viene considerato come un integratore “naturale” di questo minerale.

La domanda che bisogna porsi, però, è: quanto ferro è presente nel sale rosa? Il suo utilizzo è utile per raggiungere il fabbisogno giornaliero consigliato dalle autorità internazionali? (Ricordiamo che i consumi consigliati sono tra i 10 e i 20mg e che i valori variano tra uomo e donna, addirittura 27mg per le donne in gravidanza).

Il ferro nel sale rosa

Andando a spulciare la bibliografia scientifica si trovano una serie di studi in cui è stata analizzata la composizione chimica di questi granelli di sale. Dalle analisi risulta che la quantità di ferro oscilla tra 1mg e 50mg (milligrammi) per kilo di prodotto.



Andiamo a rapportare questi numeri con il fabbisogno giornaliero.

Purtroppo, l’assunzione del sale rosa non apporta nessun beneficio per la nostra salute. Il consumo giornaliero medio è di circa 10g e, anche se assumessimo solo quello dell’Himalaya, la quantità di ferro oscillerebbe tra 0,01mg e 0,50mg.

Questi valori sono ben lontani dalle dosi consigliate per una corretta alimentazione e, anche considerando il valore massimo (0,50mg), stiamo assumento solo:

  • Il 5% del fabbisogno per un uomo adulto;
  • Il 2,5-3% per una donna adulta;
  • L’1,5% per una donna in gravidanza.

Se invece consideratiamo il valore minimo (0,01mg), stiamo assumendo:

  • L’1% del fabbisogno per un uomo adulto;
  • Lo 0,5% per una donna adulta;
  • Lo 0,25% per una donna in gravidanza.

Capite bene che stiamo parlando di una quantità quasi insignificante di ferro, che invece si trova in grandi quantità in legumi, carni, frutta secca e alcuni tipi di verdure.

Bisogna ridurre l’apporto di sale nella dieta

Finora abbiamo preso in considerazione il consumo di 10g di sale al giorno ma sappiamo bene che tutte le linee guida ci dicono che dovremmo ridurlo a 5-6g. Considerando questo consumo, quindi, la percentuale di ferro assunta con il sale rosa diventa sempre più bassa.

Conclusioni

Concludiamo dicendo che il sale rosa dell’Himalaya non è più sano e nemmeno più nutriente del comune sale da cucina e lo stesso discorso vale per il sale integrale.

Se si hanno dei problemi di carenza di ferro assumere sale rosa non ha assolutamente senso ma bisogna affidarsi al proprio medico, che potrà prescrivere i giusti integratori, e ad un nutrizionista, che potrà stilare un piano alimentare su misura.



Quindi, quale sale consumare?

Va benissimo utilizzare il comune sale da cucina, a patto che sia sale iodato. Lo iodio è un minerale che è spesso carente nella nostra alimentazione ma, assumento 5-6g al giorno di sale iodato, riusciamo ad assumere una quantità pari al fabbisogno giornaliero.

Dello iodio e del sale iodato, però, parleremo in un prossimo articolo.

Bibliografia

Nafees Mohammad et al, “ANALYSIS OF ROCK AND SEA SALTS FOR VARIOUS ESSENTIAL S AND INORGANIC ELEMENTS.“, Journal of science and Technology, 2013

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