Soffrite di dolori addominali, di fastidiosi gonfiori o di un’alterazione del transito intestinale che si traduce in dissenteria alternata a stipsi? Potreste soffrire della sindrome del colon irritabile (IBS), un problema che secondo gli studi epidemiologici colpisce fino al 10% della popolazione mondiale.

L’IBS non va confusa con celiachia e intolleranza al lattosio

La prima cosa da fare quando si soffre da lungo tempo dei sintomi sopra elencati è recarvi dal vostro medico che vi indirizzerà ad un gastroenterologo, che farà gli accertamenti del caso per escludere specifiche intolleranze alimentari. L’intolleranza al lattosio, derivante dalla mancanza dell’enzima lattasi, è un condizione che provoca sintomi simili a quelli della sindrome dell’intestino irritabile e può essere diagnosticata attraverso un semplice “breath test”.



La celiachia, invece, presenta alcuni sintomi simili ed altri completamente differenti. La celiachia non trattata, infatti, può provocare malassorbimento e anche ad osteoporosi.
Per diagnosticarla bisogna fare una semplice analisi del sangue e una gastroscopia, per valutare l’eventuale danno intestinale provocato dalla malattia. Come abbiamo già detto nei nostri approfondimenti sulla celiachia se gli anticorpi specifici non sono presenti nel sangue vuol dire che il soggetto non è celiaco. Gli ultimi studi smentiscono inoltre la famosa sensibilità al glutine, una condizione secondo cui l’assunzione di glutine è in grado di provocare sintomi intestinali in alcuni soggetti non celiaci.

Coloro che credono di essere sensibili al glutine potrebbero essere, in realtà, affetti dalla sindrome del colon irritabile. Come si possono trattare questi disturbi? Diversi studi hanno dimostrato che la dieta FODMAP potrebbe apportare numerosi benefici.

Qual è la causa della sindrome del colon irritabile?

Non si conosce, ad oggi, quale sia la causa dei diversi sintomi intestinali e ci sono varie ipotesi come infezioni dell’intestino e stress. Non essendoci dei criteri diagnostici definiti può essere difficile diagnosticare l’IBS perché ci si deve basare sulle informazioni date dai pazienti.

Negli ultimi 15 anni numerosi ricercatori hanno provato a mettere a punto dei trattamenti per contrastare i sintomi derivanti dalla sindrome del colon irritabile e la cosiddetta dieta FODMAP ha ottenuto dei risultati molto importanti.

Cosa vuol dire FODMAP?

L’acronimo FODMAP indica oligosaccaridi, disaccaridi, monosaccaridi e polioli fermentabili, cioè degli zuccheri che non vengono digeriti e assorbiti nell’intestino tenue e che nel colon vengono fermentati dai batteri presenti nella flora intestinale. Il prodotto di queste fermentazioni sono dei gas che, nella maggior parte dei soggetti, non producono alcun sintomi.



Tra questi zuccheri troviamo: fruttosio, lattosio, fruttani, galattani e polioli come lo xylitolo, il sorbitolo e il mannitolo. Queste sostanze, oltre ad essere fermentate dai batteri intestinali, richiamano acqua nell’intestino provocando il fastidioso senso di gonfiore. La riduzione dell’apporto di alimenti ricchi di FODMAP è un valido aiuto nel trattamento dei sintomi associati all’IBS.

In cosa consiste la dieta FODMAP?

La dieta FODMAP si divide in tre fasi:

  • La fase di eliminazione che va dalle 2 alle 6 settimane.
  • La fase di reinserimento.
  • La fase di mantenimento.

Nella prima fase vengono eliminati tutti gli alimenti che contengono FODMAP, mentre nella seconda fase vengono reinseriti in maniera molto graduale. La seconda fase può essere anche abbastanza lunga, perché è necessario identificare qual è la quantità di FODMAP che non crea problemi al soggetto.
Se nella prima fase di una dieta FODMAP si verifica un’importante regressione dei sintomi intestinali si può passare alla fase 2.

Inutile ribadire che devono essere assolutamente evitate le diete fai da te: questi piani alimentari devono essere assolutamente stilati da nutrizionisti specializzati e medici.
Spesso può essere difficile stilare diete di questo tipo perché non ci sono dati precisi sulla quantità d zuccheri fermentabili presenti negli alimenti.

Ovviamente questa dieta non è una cura per la sindrome dell’intestino irritabile, ma semplicemente è in grado di ridurre i sintomi ad essa associati.

I cibi ricchi di FODMAP

  • Frutta: pesche, cachi, cocomero, melagrana, pompelmo, mele, pere, fichi, ciliegie, albicocche, susine.
  • Verdure: carciofi, aglio, cipolla, porro, scalogno, asparagi, cavoli, cavolfiore, cavoletti di bruxelles, finocchi, piselli, fave.
  • Legumi: lenticchie, ceci, fagioli.
  • Frutta secca: pistacchi, anacardi, mandorle, nocciole.
  • Latte e latticini: yogurt, latte fresco, panna, ricotta e tutti i formaggi freschi.
  • Dolcificanti.

Cliccando su questo link troverete le fonti da cui abbiamo preso questa lista di alimenti.



Bibliografia

  • Abigail Marsh et al, Does a diet low in FODMAPs reduce symptoms associated with functional gastrointestinal disorders? A comprehensive systematic review and meta-analysis, European Journal of Nutrition, Aprile 2016
  • Rao SS et al, Systematic review: dietary fibre and FODMAP-restricted diet in the management of constipation and irritable bowel syndrome, Aliment Pharmacol Ther, Giugno 2015
  • Suma Magge et al, Low-FODMAP Diet for Treatment of Irritable Bowel Syndrome, Gastroenterol Hepatol, Novembre 2012
  • Tabella dei cibi ricchi di FODMAP: https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC3966170/table/T1/
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