Con questo articolo terminiamo il discorso sul glutine iniziato qualche settimana fa. Nei precedenti post vi abbiamo spiegato la sua funzione all’interno dei prodotti lievitati e abbiamo smontato una serie di fake news secondo cui il glutine provoca degli effetti negativi sulla nostra salute.
Il glutine è un complesso proteico che si forma dall’associazione tra la gliadina e la glutenina, due proteine che si trovano nelle farine di molti cereali.

Che cos’è la celiachia?

La Malattia Celiaca (o Celiachia) è una infiammazione cronica dell’intestino tenue, scatenata dall’ingestione di glutine in soggetti geneticamente predisposti. E’ una malattia autoimmune che può colpire individui di tutte le età e può provocare sintomi molto diversi tra loro: diarrea cronica, dolore addominale, gonfiore, astenia.



In alcuni casi la celiachia può provocare anche dei sintomi extraintestinali.

Quando un celiaco assume cibi contenenti glutine si verifica una reazione infiammatoria dovuta alla presenza della gliadina. Se la dieta non viene corretta si verifica una progressiva riduzione dei villi che rivestono il lume dell’intestino tenue. I villi sono le cellule intestinali che si occupano dell’assorbimento delle sostanze nutritive assunte con l’alimentazione e, un loro danneggiamento, può causare un malassorbimento intestinale che a lungo andare può causare dei problemi anche gravi.
Per la celiachia non esiste alcuna cura e, l’unico modo per evitare l’infiammazione, è seguire una dieta completamente priva di glutine.

Come si diagnostica la celiachia?

Per la diagnosi di celiachia è possibile condurre diversi esami a partire da una visita dal gastroenterologo. L’esame principale per nulla doloroso né invasivo è la ricerca di alcuni anticorpi nel sangue, precisamente: antiendomisio, antigliadina IgA, antigliadina IgG e antitransglutaminasi. Quando i livelli di queste molecole sono elevati c’è un’alta probabilità che la persona sia affetta da celiachia.

Si può fare anche una biopsia dell’intestino, sotto consiglio del medico, per valutare se sono presenti danni a livello dei villi intestinali.

La sensibilità al glutine esiste davvero?

Negli ultimi anni sempre più persone sostengono di “sentirsi meglio” da quando hanno smesso di consumare il glutine. Ma esiste davvero la sensibilità al glutine? Anche chi non è celiaco può avere problemi dopo aver ingerito prodotti a base di frumento? Analizziamo alcuni studi molto recenti.



Partiamo dalla fine: questi studi hanno dimostrato che solo una minoranza delle persone che sostengono di essere sensibili al glutine lo sia veramente.
La sensibilità al glutine non è una vera e propria patologia e diagnosticarla è molto difficile perché ci si basa solo sui sintomi, in quanto non ci sono né lesioni intestinali né esami diagnostici.

Lo studio di Peter Gibson del 2013

Nel 2013 il gruppo di ricercatori che ha ideato la dieta FODMAP ha condotto uno studio su 37 pazienti che manifestavano sintomi assimilabili alla sensibilità al glutine. Il protocollo sperimentale prevedeva una dieta priva di glutine e anche priva di FODMAP, quei carboidrati che sono considerati i responsabili della sindrome del colon irritabile.

Leggi il nostro approfondimento sulla dieta FODMAP

I 37 pazienti sono stati suddivisi in 3 gruppi:

  • Ad un gruppo veniva somministrato una maggiore quantità di glutine.
  • Ad un gruppo veniva somministrato una minore quantità di glutine.
  • Ad un gruppo veniva somministrato un placebo, cioè una quantità nulla di glutine.

Dai risultati si è notato che solo l’8% ha mostrato sintomi specifici dopo aver assunto glutine e secondo Gibson la sensibilità al glutine ha poco a che fare con il glutine. Da questi studi sperimentali è emerso che per molte persone i sintomi dovuti all’assunzione di glutine derivano dall’effetto nocebo, che è l’opposto dell’effetto placebo.
Nel grano, inoltre, ci sono tutta una serie di altre molecole, come i fruttosani, che potrebbero essere responsabili dei sintomi intestinali.

Gli studi di Corazza del 2015

Il professore Corazza, insieme al suo gruppo di ricerca, ha condotto uno studio molto simile a quello condotto dai ricercatori Australiani 2 anni prima. I ricercatori hanno somministrato ai soggetti delle pastiglie contenenti glutine e placebo. Lo studio è stato condotto in doppio cieco, cioè né i ricercatori né i soggetti sapevano se la pastiglia conteneva glutine oppure no.



Da questo studio è emerso che nel 95% dei soggetti che sostenevano di essere sensibili i sintomi derivano dall’effetto nocebo: queste persone, infatti, manifestavano i sintomi sia quando assumevano il glutine sia quanto assumevano il placebo. Solo il 5% dei pazienti manifestava dei sintomi solo quando assumeva le pastiglie contenenti il glutine.

Qui sotto vi alleghiamo un video del professor Corazza.

Conclusioni sulla sensibilità al glutine

Questi due studi hanno dimostrato che, tra tutti coloro che si autodiagnosticano la sensibillità al glutine, solo una piccola parte potrebbe effettivamente soffrirne. Questo, ovviamente, non vuol dire che non possano avere altri problemi dovuti ad altre componenti presenti nei cereali.

Autoprescriversi diete senza glutine può essere pericoloso

Prima di eliminare il glutine dalla nostra alimentazione è indispensabile fare una visita dal gastroenterologo, che potrà valutare i sintomi e procedere con eventuali accertamenti.

Se una persona con sintomi da celiachia fa gli accertamenti si possono trovare i segni dell’assunzione di glutine. Ma se questa stessa persona si autoprescrive una dieta senza glutine prima degli accertamenti, non si possono più trovare i segni dell’infiammazione. Questo è molto pericoloso perché i celiaci che continuano a consumare glutine possono andare incontro a danni da osteoporosi, anemia ed hanno un’incidenza maggiore per alcuni tipi di tumore.

Bibliografia

Biesiekierski, Jessica R., et al., No Effects of Gluten in Patients With Self-Reported Non-Celiac Gluten Sensitivity After Dietary Reduction of Fermentable, Poorly Absorbed, Short-Chain Carbohydrates, «Gastroenterology», 145.2, 2013, pp. 320-328.

Di Sabatino, Antonio, et al. Small Amounts of Gluten in Subjects with Suspected Nonceliac Gluten Sensitivity: a Randomized, Double-Blind, Placebo-Controlled, Cross-Over Trial, «Clinical Gastroenterology and Hepatology», 2015.

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