È ben risaputo che vi sono molte tipologie diverse di attività sportive praticabili a qualsiasi età: calcio, basket, nuoto, tennis, atletica, footing, sollevamento pesi, fitness, attività che richiedono dispendio energetico ed impegno motorio.

Sulla base di ciò, vi siete mai chiesti grazie a cosa vengono svolte queste attività e come l’organismo si comporta durante i momenti di impegno motorio?



Bene, tutto avviene grazie ai meccanismi energetici muscolari. Prima di scendere nel dettaglio è obbligatorio effettuare una piccola premessa.

Due tipi di fibre muscolari

Il muscolo scheletrico è formato dalle fibre muscolari (o cellule muscolari) che generalmente si suddividono in due tipologie principali:

  • le fibre di tipo I (dette anche fibre lente o fibre rosse) che sono le principali fibre deputate allo svolgimento di lavori che presentano una bassa intensità ed una durata elevata;
  • le fibre di tipo II (dette anche fibre veloci o fibre bianche) deputate principalmente allo svolgimento di lavori più intensi (con carichi più elevati) ma che avranno una durata prettamente minore.

Ciò che è stato appena esposto non vuole intendere che durante un qualsiasi movimento vengano utilizzate solo fibre rosse o solo fibre bianche ma quello che varia è la percentuale di attivazione delle due tipologie in base all’intensità di lavoro a cui ci si sottopone.

Inoltre le fibre di tipo I presentano al loro interno i mitocondri ed una moltitudine di enzimi ossidativi, al contrario delle fibre di tipo II le quali sono prettamente glicolitiche (si capirà in seguito il perché di questa spiegazione).



3 diversi meccanismi energetici

Tornando al discorso principale, quindi, si hanno 3 tipi di meccanismi energetici:

  • Il meccanismo aerobico è quello più duraturo, presenta un’intensità di lavoro bassa ma caratterizza un’attività che può essere protratta nel tempo e che varia da 2/3 minuti sino ad ore di lavoro muscolare. Durante questo tipo di attività vengono attivate quasi totalmente le fibre di tipo I. Inoltre questo meccanismo ricava energia dagli acidi grassi attraverso ossidazione degli stessi.
  • Il meccanismo anaerobico lattacido presenta un’intensità di lavoro medio/alta ed avviene in assenza di ossigeno: per questo motivo ha una durata che varia da 15” ad un massimo di 2 minuti di lavoro. Si tratta di un limite dato dall’accumulo di acido lattico intramuscolare che all’aumentare della sua quantità inibisce la contrazione dello stesso muscolo. Si tratta di un meccanismo che ricava energia quasi esclusivamente dalle riserve di glicogeno muscolare e dal glucosio. Durante un lavoro lattacido vengono utilizzate in percentuale maggiore le fibre di tipo II grazie alle quali si può sviluppare più forza muscolare.
  • Il meccanismo anaerobico alattacido: il terzo ed ultimo che, come il precedente, viene attivato in assenza di ossigeno ma presenta un’intensità di lavoro massima. Per essere più chiari è il meccanismo che viene attivato quando vengono effettuati massimi sforzi in periodi di tempo molto ristretti (da 2/3 secondi ad un massimo di 10/15 secondi). L’attivazione di questo meccanismo prevede l’utilizzo, da parte dell’organismo, del glicogeno e di un particolare substrato energetico conosciuto come fosfocreatina (CP): è un substrato che si trova all’interno delle riserve muscolari e che è immediatamente disponibile per sforzi ad elevata intensità anche se esso è velocemente esauribile (motivo per il quale la massima intensità dello sforzo può essere mantenuta per un massimo di 15 secondi all’incirca).

Una volta esaurite le scorte di fosfocreatina il muscolo inizierà a produrre meno forza, abbasserà l’intensità di lavoro e innescherà il meccanismo lattacido il quale, dopo aver reso il muscolo saturo di acido lattico, obbligherà lo stesso ad abbassare ulteriormente l’intensità (se il soggetto intende proseguire l’attività) innescando, di conseguenza, il meccanismo aerobico.



Come per il discorso delle fibre muscolari anche i meccanismi energetici non lavorano mai singolarmente ma vengono modulate le percentuali di ognuno al fine di erogare una forza ed un’intensità sufficiente in base agli stimoli a cui l’organismo è sottoposto.

Attività aerobiche e anaerobiche

Un altro importante fattore da tener presente è che non è vero il fatto che le attività cardio siano solo aerobiche e le attività in cui si utilizzano sovraccarichi siano solo anaerobiche: qualsiasi attività può innescare qualsiasi meccanismo e la variante fondamentale in questo contesto è, come già detto, l’intensità di lavoro.

In parole povere un atleta che percorre i 100m piani (es. Bolt) in poco meno di 10 secondi lavorerà prettamente con un meccanismo anaerobico alattacido con una grande espressione di potenza muscolare. Diversamente un maratoneta che macina circa 42km lavorerà con un meccanismo aerobico erogando poca forza muscolare ma utilizzando quasi totalmente fibre di tipo I.

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